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IL PIEDE – LA SCARPA – IL CALZOLAIO

Laboratorio Artigianale

a cura di
Giovanni Battista Bertollo
Maestro calzolaio


Finalità: Promuovere una cultura e una attenzione particolare verso il piede, la scelta delle scarpe e il lavoro del CALZOLAIO. Stimolare interesse, creatività e manualità.

Corpus sanum in pedibus sanis videtur

Contenuti del laboratorio

  1. Premessa
  2. La struttura ossea del piede
  3. La struttura muscolare e nervosa del piede
  4. Diversità di piedi
  5. La cura dei piedi
  6. La scarpa : origine del nome
  7. La scarpa giusta
  8. Passeggiando nella storia e nelle storie
  9. Il lavoro del calzolaio
  10. La cura delle scarpe
  11. Bibliografia

Premessa

Nel corso della vita una persona compie mediamente circa 160000 km, cioè un percorso pari a quattro volte il giro del mondo. Per affrontare questo cammino servono buoni piedi e buone scarpe. Le cure che dedichiamo ai nostri piedi non saranno mai abbastanza, si tende a dimenticarli, a sottovalutarli. Tranne quando incominciano a dolere.

Finchè siamo in tempo, prima di invecchiare, curiamo i nostri piedi. Diceva Salvatore Ferragamo, uno dei più famosi calzolai della storia, che il piede è un capolavoro del “Creatore”; mentre nei secoli prima Leonardo Da Vinci aveva parlato del piede come del più grande congegno d’ingegneria al mondo.

Dalle origini dell’arte calzaturiera, fino alla fine del XIX secolo, i calzolai si sono concentrati sulla forma esterna del piede alla quale volevano fornire una copertura adeguata. Solo i maestri artigiani del XX secolo si accorsero che un calzolaio non può lavorare bene senza conoscere l’anatomia del piede.

Il Piede

Le ossa, le articolazione, i muscoli, i tendini, le vene del piede costituiscono insieme una macchina meccanica alquanto complessa del corpo umano.

La pianta del piede, che copre soltanto un’area di 300 cm di superficie, deve sopportare ad ogni passo tutto il peso del corpo e , nel camminare, deve adattarsi in modo flessibile alle irregolarità del percorso sia esso soffice come la sabbia del mare, irregolare o sassoso.

Nello sport, al piede vengono richiesti gli “straordinari”.

Il piede è dunque una struttura estremamente resistente ai carichi e capace di prestazioni incredibili. Sulle sette ossa del retropiede, le più sviluppate, grava la maggior parte del peso corporeo: calcagno, astragalo, scafoide, cuboide e tre cuneiformi. Le ossa metatarsali, le falangi, falangine, falangette, ci aiutano in fase dinamica per lo stacco e il portamento in avanti del piede. Anche per restare fermi in piedi, è interessato un insieme di muscoli che lo permettono.

Sistema Osseo

I piedi contengono circa un quarto di tutte le ossa del nostro corpo; ogni piede ha circa 26 ossa separate, trattenute da legamenti e da un’intricata trama di tendini e muscoli.

sistema osseo

1 calcagno 2 astragalo 3scafoide 4-5-6 cuneiformi 7 cuboide 8 metatarso 9 falangi e falangine

Sistema Muscolare, Nervoso e Sanguigno

Il piede svolge varie funzioni: oltre a quello fondamentale di sopportare il peso del corpo, anche quella di fungere da pompa per la circolazione del sangue nelle vene e nelle arterie, quasi fosse un “cuore “ periferico. Infatti, quando il piede si solleva sulla punta, le vene aspirano sangue, mentre quando si appoggia sui calcagni il sangue viene spinto verso l’alto.
Tutti i movimenti che il piede compie sono consentiti dai muscoli. Tutti i muscoli del piede sono corti e sottili
e con la loro azione completano la funzione dei muscoli della gamba: sono in parte flessori e in parte estensori.
Il piede dispone di una rete straordinariamente vasta e ramificata di vasi sanguigni e di nervi che trasmettono l’impulso per la contrazione muscolare, passano continuamente informazioni al cervello e riportano ogni forma di sensazione dolorosa, di disturbo e di solletico; sono infatti la parte del corpo più sensibile al solletico.
Nella cute della pianta si trova un numero elevato di ghiandole sudoripare: in un cm^ se ne contano circa 360. E’ chiaro che la quantità di sudore può essere rilevante.

Diversità di Piedi

A seconda della struttura ossea e della muscolatura, identica per tutti gli esseri umani, esistono piedi differenti. Piedi della stessa lunghezza possono avere circonferenze (larghezze) diverse, e caratteristiche diverse che si notano specialmente dalle impronte Caratteristiche queste che sono rivelatrici della loro unicità quanto la struttura delle creste cutanee sui polpastrelli delle dita delle mani.


La Cura dei Piedi

I piedi vanno lavati spesso e asciugati con cura, per evitare il rischi di micosi. Se la pelle è secca e screpolata, applicare crema emolliente. Tagliare regolarmente le unghie, senza accorciarle troppo, per non danneggiare la cute sottostante.
Quando le caviglie sono gonfie e i piedi affaticati, fare un pediluvio con acqua calda, amido e sale da cucina. Coricati a letto, mettere un cuscino sotto i piedi così migliora la circolazione del sangue e, a poco a poco, le caviglie si sgonfiano.

La Scarpa, Origine del Nome

IL vocabolo italiano scarpa deriva dal tedesco skarpa, cioè tasca o sacco di pelle, connesso poi alla radice indoeuropea skù o kù, coprire. Dalla stessa radice, il latino cutis, pelle; scutum, scudo ricoperto di cuoio e le attuali voci inglese, francese, tedesco cioè shoe, chaussure e schum.
Contenitore dunque, la scarpa. Ma non un contenitore di qualcosa che sta buono e fermo, ma il contenitore di un piede: complesso, articolato, vivo e che trasmette sensazioni.

La Scarpa Giusta

La scarpa è una cosa seria per il piede che è una struttura seria.
La scarpa è il tutore e la guida del piede. E' utile capire il piede per dargli la scarpa giusta. Molti disturbi dei piedi si evitano con scarpe giuste
Giusta non significa bassa e larga, ma giusta è una scarpa comoda che contiene perfettamente il piede e si adatta ai suoi movimenti senza costringerlo. La punta della scarpa deve essere arrotondata in modo da lasciare un sufficiente spazio alle dita; che non si accavallino per non schiacciare le unghie e i vasi sanguigni. Le dita compresse, infatti, a lungo andare possono deformarsi. Anche la pianta non deve stringere, ma nemmeno essere troppo larga; infatti il piede continuerebbe a muoversi causando le fastidiose vesciche. Il tacco non deve essere troppo basso altrimenti si tende a camminare con i piedi in fuori. Con scarpe a tacchi troppo bassi inoltre, si permette che il peso del corpo schiacci l’arco plantare compromettendo l’agilità del piede. Infine causano anche dannose conseguenze alla colonna vertebrale . Al contrario, con i tacchi troppo alti si sposta il peso del corpo nell’ avampiede, la parte meno attrezzata per sopportare il carico. I tacchi alti e le punte sfilate spesso sono causa di deformazioni come alluce valgo, dita a martello e disturbi al metatarso.
Una brutta abitudine, negli acquisti, sta nel pensare ‘ma è il mio piede che non va?!’. Quando in un negozio si prova un paio di scarpe, non bisogna limitarsi a scegliere quelle che più o meno stiano bene, purchè piacciano e/o siano alla moda. Si devono provare a lungo, facendo qualche passo e assicurandosi che calzino bene in entrambi i piedi, non in uno solo: “quando va bene sul destro…” E’ normale non avere i piedi perfettamente uguali!! E’ bene scegliere scarpe con tacchi abbastanza lunghi e larghi e con i lacci. Infatti quest’ultimi si possono regolare stringendoli con la giusta pressione sul collo del piede, lasciandoli più lenti sotto, verso la punta. Quando si acquistano le scarpe, è preferibile farlo quando il piede non è ne troppo gonfio ne troppo asciutto (a metà pomeriggio), evitando così spiacevoli sorprese l’indomani. Soprattutto è bene assicurarsi che le scarpe siano di vera pelle con suola di vero cuoio: un buon cuoio ha la giusta rigidità e, allo stesso tempo flessibilità, che consentono al piede di camminare senza deformarsi. La struttura del buon cuoio è tale da garantire al piede una protezione contro i corpi estranei di gran lunga superiore alla gomma e ad altri materiali sintetici. Essendo poroso, consente una perfetta aerazione e ventilazione del piede, lasciandolo asciutto. Calzando scarpe di buon cuoio, viene garantito l’equilibrio elettrico dell’organismo perché ha scarso potere isolante per l’elettricità. Abituatevi a portare scarpe comode e di ottima qualità. Al momento dell'acquisto assicurarsi che ci sia l'etichetta che precisa la tipologia dei materiali che compongono la scarpa: è obbligatoria
Grande sollievo danno le scarpe conformate, dentro hanno un sottopiede studiato per favorire la distensione delle dita e sono calibrate sia in posizione statica che dinamica.
Le scarpe di materiale sintetico, talvolta più convenienti per il basso costo, se calzate ad oltranza, per il fatto di non far traspirare il piede, sono all’origine di fastidiose forme di micosi.
I giovani e giovanissimi poi, che si sentono omologati solo quando calzano sempre e dovunque le stesse scarpe, magari le più reclamizzate del momento, in origine destinate al tempo libero per le loro caratteristiche, vanno molto bene per attività fisiche, ma sono poco indicate, anzi stancano il piede, se calzate a lungo.
Poche cose ci rendono stanchi e inquieti come i piedi doloranti !
Bisogna valutare bene, prima di acquistarle, il servizio che faranno, senza lasciarsi prendere dalla foga perchè esposte da mani sapienti, le scarpe sembrano gioielli accattivanti.
Ben proporzionate, semplici nella linea che valorizza il piede, accurate nei colori, raffinate nelle finiture, vien voglia di comprarle tutte; ma piacciono proprio tutte al piede?……
Una scarpa sbagliata , troppo alta, troppo stretta, di materiale a noi inadatto, può causare danni tutt’altro che lievi: dalla deformazione delle dita alla formazione delle callosità , vesciche, unghie incarnate. Alterando la nostra andatura, può indurre a posizioni innaturali, che provocano col tempo, sì, con l’andar del tempo, quando ormai sarà fatica trovare rimedio; mal di schiena e mal di testa e , nei casi peggiori, può danneggiare articolazioni, bacino e colonna vertebrale. Inoltre, se i materiali sono a noi inadatti, le scarpe provocano quei fastidiosi piagoni sempre aperti, segno di allergia.

Camminando Nella Storia


L’origine si perde naturalmente nella notte dei tempi. Alcuni dipinti tra l’11000 e il 12000 a.C. testimoniano che l’uomo sviluppò l’esigenza di proteggere i piedi. Le asperità del suolo, i pericoli nascosti tra l’erba, per le strade di Menfi e Tebe, il calore infuocato del deserto, spinsero l’uomo primitivo a proteggere le estremità inferiori. Dapprima furono una corteccia d’albero e foglie intrecciate, per poi arrivare alla pelle di un animale ucciso per cibarsi, avvolte attorno ai piedi o trattenute da rozzi legacci alle gambe.
Con gli Egiziani, la calzatura comincia a rispondere non solo a esigenze di protezione, ma a canoni di praticità e di eleganza. Già nel 3000 a.C. gli antichi Egizi portavano sandali infradito non molto diversi da quelli odierni.
I Greci poi curavano attentamente il benessere dei piedi producendo una varietà di modelli adatti a tutte le esigenze.
I Romani, abili nell’impadronirsi di usi e costumi dei popoli con cui venivano a contatto, facevano propri i modelli dei Greci come la “crepida”, il “coturno”, e il “socco”. Dai vicini Etruschi, famosi per il loro abbigliamento, presero il “compagnus”, stivaletto a mezza gamba che lascia libere le dita; il “malleus”, scarponcino che copriva tutto il piede; il “pero”, uno stivale che copriva tre quarti di gamba. Con la conquista della Gallia, venne introdotta a Roma anche la “gallica”, un sandalo in cuoio grezzo.
Le calzature più diffuse erano la “solea”, una sottile suola trattenuta al piede da una tomaia a strisce di cuoio o stoffa, e il “calceus”, calzatura chiusa con tomaia in pelle nera o bianca, allacciata davanti o rinforzata con strisce di cuoio.
Le scarpe comunque, già in quest’epoca, dovevano seguire la curva naturale del piede, la sua larghezza e lunghezza, garantendo un movimento armonioso del piede.
Le donne bizantine calzavano le “babylonicae”, sandali leggerissimi in prezioso e raro cordovano (cuoio oggi noto con il mone di marocchino), la cui tecnica di concia era gelosamente custodita. Da questo nome, prende nome anche il calzolaio inglese, cordowoiner, o il suo collega francese, cordonnier.

Molto belle erano anche le calzature che indossava Carlo Magno nella notte di Natale dell’800 durante la quale venne incoronato imperatore da papa Leone III.

Nel XV secolo, tra le follie della moda maschile, appare una curiosa scarpa bassa o risalente al mezzo stivale, con una lunga punta imbottita di crine, per tenerla rigida, e spesso ricurva verso l’alto con un campanellino sulla cima. Per non inciampare veniva legata con una catenella sotto il ginocchio. Questa scarpa si chiamava “pauline” e si pensa fosse stata portata dall’oriente dai crociati.

Sempre nel XVI secolo a Venezia fureggiava un modello di calzatura chiamato “chopine”, simile agli attuali zatteroni, che arrivava a sfiorare il metro d’altezza.

Soltanto verso la fine del 1700 fa la sua apparizione il tacco. Succede in Francia al tempo del re Luigi XV
Si narra che egli stesso lo volle, data la sua bassa statura, per poter apparire più alto delle dame di corte. Era un tacco alto che si stringeva nella parte centrale e, ancora oggi, conserva il nome di tacco alla “Luigi XV”.

Le Scarpe delle Feste

È in questo periodo che si sviluppa la scarpa bella, che fa tendenza, alla moda, trascurando la comodità e sacrificando i piedi e quindi complicando il camminare. Si distinguevano soprattutto le creazioni veneziane e francesi.

Anche Napoleone Bonaparte non volle essere da meno e se ne fece confezionare un paio con sfarzose decorazioni

Nasce nel XIX secolo una moda borghese, e l’industria consente produzioni accessibili a molti; l’eleganza viene diffusa dalle pagine dei primi giornali. In questo periodo, c’è una pantofola che vede la luce acquistando prestigio e diventando, con l’aggiunta di nastrini di raso che, incrociandosi, la fermano alla caviglia, e un rinforzo rigido nelle punte: la classica (e mai mutata) “scarpetta da ballo in seta rosa cipria”.

I primi anni del ‘900 sono anni di buio per le scarpe, caratterizzati dalle guerre durante le quali tutti i materiali sono buoni purchè sostituiscano il cuoio; bisognava adoperarne meno possibile e farlo durare il più possibile, per due motivi:
- regnava incontrastata la povertà;
- la maggior parte del cuoio era destinata alle scarpe delle truppe militari.

Di questi anni noi ricordiamo le “sgalmare”o “galosce”, fatte con la tomaia in pelle e la suola alta in legno, nella quale venivano fissate delle “borchie” di ferro sulla punta e sul tacco per farle durare più a lungo: magari da essere utilizzate da più componenti della famiglia e per lungo tempo…..
E’ in questi anni che si scatena la fantasia, la creatività e l’operosità di alcuni tra i più importanti maestri calzolai italiani, che sapranno imporsi anche in paesi esteri. Nascono così le creazioni di Andrè Perugia, Salvatore Ferragamo, Pietro Yanturni, Peschini, Luciano Orio, Mariani, Felice Colombo, Gatto e molti altri. I ricchi del momento frequentano le botteghe di questi eccellenti calzolai per i loro bisogni di apparire, mentre i ceti meno abbienti si fanno fare e riparare le scarpe da artigiani oscuri, volenterosi, ma altrettanto bravi. Nelle campagne e nei paesi, i calzolai girano di casa in casa per riparare e costruire calzature in cambio di vitto e alloggio.
Intanto l’industria calzaturiera, nata da poco,in Inghilterra, cammina in fretta.In Italia, la prima fabbrica interamente meccanizzata per la lavorazione in serie delle scarpe fu fondata a Stra, sulla riviera del Brenta, da Giovanni Luigi Voltan. Molte altre ne furono fondate nello stesso Veneto, ma anche in Toscana, Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Piemonte e Campania.
Attualmente le regioni dove si producono più scarpe sono Marche, seguite dal Veneto, Toscana, Campania, Emilia Romagna e Puglia.

La Scarpa nelle Storie

Le scarpe sono state protagoniste nelle storie e nelle fiabe. Chi di noi non ha letto o sentito con piacere la fiaba di Cenerentola, e magari ha sognato di essere la stessa Cenerentola oppure il principe; Oppure ci sentiamo furbi come il gatto che, grazie agli stivali, fa la fortuna del suo padrone. E gli stivali delle sette leghe che, indossati, aiutano Pollicino a salvare se stesso e i suoi fratelli!.

Il Lavoro del Calzolaio

Ma perché tanta attenzione attorno alle scarpe?

Forse perché sono tante le fasi per realizzarle. Sono state calcolate oltre duecento operazioni eseguite dal momento in cui si scelgono le pelli, a quello in cui, avvolte nella carta, simili a Belle Addormentate, le scarpe vengono deposte nelle scatole in attesa che qualcuno le risvegli.

Vediamone alcune, a cominciare dalla forma, che deve essere il più possibile simile al piede. Inizialmente, soprattutto con i sandali, queste forme non venivano usate; solo quando si cercò di perfezionare una scarpa che fosse tutta chiusa e contenesse bene il piede, si pensò di avvalersi di una forma di legno, inizialmente simmetrica: una sola per due piedi.

Solo alla fine del XIX secolo, i calzolai ne adottarono una per piede. Successivamente si è iniziato ad osservare con attenzione il piede e le sue caratteristiche per poi prenderne le misure nei punti che solo il calzolaio sa. Misure che servono per fare la forma che garantisca lo spazio giusto al piede sia in fase dinamica che statica. La forma è una copia, in legno, del piede umano. Nelle fasi di lavoro, una delle sue funzioni è quella di offrire una superficie di lavoro sostitutiva del piede, sulla quale è possibile dare una forma tridimensionale alle parti del cuoio, inizialmente piane. La seconda funzione consiste nel fatto che la forma risponde alle varie tendenze della moda e alle particolari esigenze del cliente.

Sulla forma si disegna il modello e si ricavano gli stampi.

Si passa poi alla scelta del pellame, che ogni calzolaio deve fare con cura perché da qui dipende il buon esito del suo lavoro. E’ possibile utilizzare pelli di differenti animali abbastanza comuni: capretti, vitelli, cavalli, ma anche: elefanti, serpenti, coccodrilli, struzzi, alcune specie di pesci come la razza, lo squalo e molti altri, che successivamente verranno opportunamente conciate, per la loro conservazione.
Molto particolari risultano le calzature realizzate in tessuto opportunamente preparato.
Una volta scelto il materiale, posizionati gli stampi, si tagliano le varie parti che andranno a formare la scarpe.

Seguono una serie di fasi di lavoro molto delicate: quelle di preparazione, segnatura, scarnitura, giunteria e di orlatura durante la quale i vari pezzi vengono cuciti assieme e cuciti alla fodera. Si eseguono le cuciture ornamentali, le doppie cuciture perfettamente parallele e i buchini, esattamente distanziati. Finalmente tutto questo, cioè la tomaia, viene “montato” sulla forma.
Il cuoio, la pelle si tira, si tende, si modella, si modifica secondo la temperatura e l’umidità data. Successivamente il calzolaio si occupa del fondo, costituito da sottopiede, guardolo, suola e tacco.
Una attenzione particolare la si deve avere per la suoletta che è la base dove appoggia il piede e deve rispettare la sua conformazione con ogni altezza di tacco.

Inizia qui la fase di lavoro forse più difficile, dove tomaia e fondo vengono uniti assieme prima con dei chiodi, poi con delle cuciture. Rimangono altre numerose operazioni di fissaggio necessarie perché le scarpe acquistino il loro aspetto definitivo; la rifinitura dei bordi, della suola e del tacco, fresatura, smerigliatura e tintura di tutto il fondo, applicazione della cera, spazzolatura e applicazione di un’etichetta con il nome dell’artigiano che le ha costruite. Solo a questo punto le scarpe saranno pronte per essere nostre compagne di viaggio. Un viaggio durante il quale si usureranno e dovranno ritornare ancora nella bottega, per la manutenzione e il rinnovo.
Il periodo, più o meno lungo, che precede questo momento, dipende da alcuni fattori quali l’uso, più o meno frequente, l’andatura di chi le indossa , la cura e la pulizia.

La Cura delle Scarpe

Quando queste rientrano nella bottega per la manutenzione, il calzolaio osserva come sono consumate, fa gli interventi necessari e nel riconsegnarle al cliente da ulteriori consigli affinché durino il più possibile.
Le operazioni per rimettere a nuovo le scarpe, consistono nel rinnovo di punte, tacchi, cuciture, sostituzioni di parti di suole e/o tacchi o sottopiedi arricciati dall’acidità del sudore.
E ripararle conviene, basti pensare alla fatica di rodarle, al piacere di sentire fare un tutt’uno con i nostri piedi, al ricordo di un avvenimento importante al quale ci hanno accompagnati, e molti altri motivi. Come il buon vino, acquistano valore: quelle più vecchie spesso sono preferite a quelle appena acquistate.
Reidratata la pelle, con opportune cere, e lucidate a nuovo, le ritroveremo come dopo una breve vacanza.
La pelle delle scarpe è delicata come quella del viso di una donna. Non ha bisogno di ceroni per nascondere le pieghe di espressione o dell’età, ma di creme che la nutrano e rallentino il processi d’invecchiamento. Quindi è consigliabile usare sempre creme (patine), del colore che più si avvicina a quello delle scarpe mai più scuro piuttosto più chiaro. Prima di passare il lucido, è opportuno pulirle. Se quando le togliamo sono umide, è meglio lasciarle asciugare. Solo quando sono ben asciutte, vanno pulite con uno spazzolino di setole; è meglio pulire anche i bordi del tacco e della suola e, se serve, passare un panno umido. Poi con uno spazzolino a setola stendere un po’ di lucido assicurandosi di passare bene su tutta la scarpa, prima in un senso, poi nell’altro, compiendo, senza premere, un movimento rotatorio. Lasciarla asciugare per circa dieci, quindici minuti. Di solito si fanno più paia di scarpe e allora, dal primo all’ultimo, questo tempo passa. Una volta asciutte, passare con un’alta spazzola per la lucidatura compiendo, questa volta, movimenti bruschi in avanti e indietro. Infine passare sulla scarpa con un panno morbido, per eliminare eventuali e possibili aloni.
Le scarpe di pellame scamosciato si puliscono con una spazzola di setole più rigide o con della para.. Attenzione allo spazzolino d’ottone o d’acciaio: va usato con molta cautela perché, con il tempo, danneggia la pelle.
Se non si adoperano, le scarpe vanno avvolte nella carta velina originale e riposte nelle scatole originali o in una scarpiera. Mai abbandonarle in ripostigli freddi e umidi e magari all’interno di sacchetti o sportine di nylon: ammuffiscono.

Tra gli accessori per la pulizia, che dovremo sempre tenere vicini alle nostre scarpe, non dovrebbe mai mancare di certo un calzascarpe, per usarlo ogni volta che infiliamo le scarpe. Eviteremo così di forzare il calcagno contro i contrafforti, danneggiando entrambi.
Ci dovremo ricordare anche di slacciare sempre bene le scarpe ogni volta che le mettiamo e le togliamo.
Solo attraverso una cura scrupolosa è possibile conservare a lungo la morbidezza, l’elasticità e la durata delle scarpe. Al contempo un paio di scarpe pulite e curate valorizzano l’immagine di chi le indossa.

BIBLIOGRAFIA

- Signori le scarpe. Irvana Malabarba, Idea Libri
- Ai Piedi di una Donna. Irvana Malabarba, Idea Libri
- Scarpe da Uomo fatte a mano. Lāslō Vass e Mafda Molnār, Koneman
- Le Scarpe delle Feste. Luciana Boccardi, Zanfi Editori
- Scarpe da collezione. De Agostini, Idea Donna


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